domenica 26 febbraio 2017

Waiting 2017: 10 buone ragioni per le quali non vedere l'ora che inizi!

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Assistere all'ennesima falsa speranza Made in Ferrari

L'inverno di casa Ferrari è stato caratterizzato da un anomalo silenzio stampa. Nessun comunicato ufficiale su quanto intendessero spaccare tutto, quanti piedi avrebbero messo in testa a tutti gli altri con l'inizio della stagione e via di seguito. Quest'anno, fino alla presentazione della vettura non è volata una mosca. Ovviamente tranne per l'incidente di Vettel a Fiorano durante i test per della Pirelli, ma anche su questo si è fatto calare in fretta il silenzio, giusto perchè non sembrasse una figuraccia. I soliti ben informati erano certi: tutto questo silenzio è la sola copertura necessaria a nascondere il fatto che la vettura, ancora prima di partire, sia già uno schifo. Uno schifo nero, di quelli che neanche in McLaren riescono più a concepire. 
La stagione, tuttavia, partirà a breve e i canti della vittoria già mi pare di sentirli dentro le orecchie. Forse perchè sto lentamente impazzendo come Giovanna D'Arco o perchè ogni anno è la stessa storia: in Ferrari amano lodarsi a bomba, vantare la propria storia ed i titoli vinti in passato cercando di far passare in secondo piano il fatto che siano passati quasi 10 anni dall'ultimo titolo che si sono portati a casa. La scommessa anche quest'anno è la seguente: riusciranno a mantenere la promessa? Alla scia di autoesaltazione seguiranno dei risultati degni di questo nome?
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Vedere Bottas tradire le aspettative

Dopo anni ed anni passati ad un passo dalla promozione in un top team, probabilmente stava incominciando a pensare che questo momento non sarebbe mai arrivato. Dal punto di vista della Mercedes rivolgere la scelta nella sua direzione è stato tuttavia un bel salto nel vuoto. Probabilmente è stato il compromesso storico che stavano cercando: un pilota che non sia una vecchia gloria del circus, ma neanche uno troppo inesperto. Uno che negli anni passati ha portato a casa diversi podi, ma non è stato esente da qualche cazzatella in pista. Insomma, potrebbe rivelarsi il miglior colpo di mercato degli ultimi anni... o un clamoroso fiasco, in ogni caso attenuato da quell'usato sicuro di Hamilton, certamente non più disposto a farsi mettere in secondo piano dal suo stesso compagno di squadra.
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Ripercorrere la lunga strada verso il pensionamento di Pippo Massa

Quando fu scaricato dal cavallino rampante Pippo Massa ebbe modo di vedersi un contratto firmato dalla Williams ben prima della fine della stagione, abbiamo pianto e ci siamo strutti moltissimo per la fine di quell'epopea in rosso, ma non fu proprio la stessa cosa. L'anno scorso le intenzioni del team sono state ben chiare per tempo ma nessun altro ha preteso di averlo con sé ancora per un po', per salvare la faccia ha dichiarato ai quattro venti che la decisione di andare in pensione fosse una propria scelta personale, ma non ci ha creduto nessuno. La lunga strada verso il pensionamento è stata percorsa con moltissimi ricordi commoventi, diverse occasioni celebrate come "ultima volta in carriera" o ultima volta nella vita, abbiamo pianto all'ultima gara, abbiamo pianto all'ultima parata, all'ultima foto di classe, all'ultimo gran premio del Brasile. Insomma, abbiamo pianto moltissimo e per moltissimi motivi differenti... poi però arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia che quelle ultime volte non erano veramente ultime perchè non ha fatto neanche in tempo a svuotare la scrivania da tutte le sue cianfrusaglie ed uscire dalla porta che lo hanno fatto rientrare dalla finestra, cianfrusaglie comprese. Davvero davvero davvero in Williams non hanno trovato nessun'altro per sostituire Bottas?
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Aspettare il supremo atto di prepotenza del sempre più borioso Max Verstappen

Se c'è una cosa che ha contrassegnato il 2016 questo è l'exploit di Max Verstappen. Partito con la timida Toro Rosso, promosso alla quarta gara in Red Bull, ha dato il meglio di sè in fatto di arroganza in una sorta di escalation verso l'insopportabilità, anche se inevitabilmente c'è sempre qualcuno che tifa per chi fa più rumore ed è riuscito a ritagliarsi una fetta di ammiratori a sua volta. Riuscito a dar fastidio al proprio prossimo fino all'ultima curva dell'ultima gara, quest'anno non può che ripartire da dove si è arrestata la sua carriera qualche mese fa. Da lui, per il 2017, ci si aspettano prese di posizione scomode, manovre in pista quantomeno discutibili, risse in giro per il paddock nonchè una accesa rivalità con il compagno di squadra... e pure che freghi la fidanzata a qualche collega, se gli gira. Tra una cosa e l'altra se qualcuno gli suggerisse di usare topexan non sarebbe male.
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Percorrere la lunga strada verso il pensionamento di Kimi Raikkonen

Lo abbiamo fatto per Jenson Button e Felipe Massa un anno fa, tocca farlo anche per Kimi quest'anno. Perchè questo è l'ultimo anno di Raikkonen, vero? Nel senso, fino a quanti anni pensa seriamente di andare avanti? Titolare della maggiore anzianità anagrafica in pista quantomeno dai tempi di Mark Webber, quest'anno potrebbe seriamente meditare di ritirarsi a vita privata. Tanto più che in Ferrari dovrebbero seriamente pensare ad un certo rinnovamento d'immagine. E' giunta l'ora di tesserne le lodi, iniziare ad appellarlo "leggenda", enunciare ad ogni occasione possibile tutti i suoi successi in carriera, dimenticare gli insuccessi o le scelte discutibili e mettere indelicatamente a confronto le fotografie della sua giovinezza con quelle attuali. Partano le danze.
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Partecipare attivamente al toto-nomination della futura seconda guida Ferrari

La Ferrari è da anni sul punto di prendere questo o quel pilota, prima Hulkenberg, poi Bottas, passati persino sopra al cadavere di Bianchi che, a detta loro, se solo non fosse successo quello che è successo sarebbe stato sicuramente il prossimo pilota Ferrari, anche se non è assolutamente vero, così come hanno avuto modo di capire Perez prima di molti, ma anche Gutierez o Vergne... mi spiace solo per quel poverino di Giovinazzi al quale hanno messo una virtualissima X sopra la carriera nel momento in cui lo hanno arruolato come pilota di panchina. I fatti tuttavia parlano chiaro: tutti quelli che sono stati arruolati nei tempi più recenti non sono mai provenuti dalla seconda fila nè dell'accademia ma raccolti qua e là in giro per la pista per godere per un po' dei meriti altrui. Per rientrare nei loro canoni ci vuole qualcuno giovane, non giovanissimo. Alonso è fuori dalle danze e probabilmente anche Verstappen. Bottas si sta giocando il tutto e per tutto in Mercedes, se va bene se lo tengono, se va male chi se lo prende? Hulkenberg o trova la svolta della vita quest'anno o resterà a gongolare nella sua nebbia post 24 ore di Le Mans. Ricciardo potrebbe essere il nome giusto. 
A meno che Vettel non si faccia prendere dallo svirgolo definitivo e decida di abbandonare la nave che affonda... perchè allora tutto lo scenario cambierebbe. Anche una rottamazione dell'ultimo minuto modello Pippo Massa diventerebbe plausibile.
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Ascoltare il team radio della vita di Ferny Alonso

attendendo il fatidico momento in cui obbligherà quel pensionato di Jenson Button a tornare in pista

Gli ultimi anni di Alonso stanno parlando chiaro: parte con la dichiarazione ottimistica della vita, poi si schianta contro un muro. Ci fu l'anno della folgorazione sulla via di Montmelò, ci fu l'anno in cui si fece mandare dalla mamma a prendere il latte. Ogni volta, viste le promesse disattese, sembrò l'occasione buona per non mettere piede ancora una volta dentro quel catorcio di vettura che gli è stata affidata. Il primo anno obbligò Magnussen a tornare in pista... per sei lunghissimi giri emozionanti... il secondo diede la possibilità a Vandoorne di mettersi in mostra riuscendo ad entrare in zona punti alla prima occasione. Molto più di quanto non furono riusciti a fare le due leggendarie prime guide, tre titoli mondiali in due. Si tenga pronto Jenson Button, nonostante la sua voglia di sabatical... perchè la vigilia del campionato è alle porte e Alonso potrebbe realizzare a brevissimo che anche quest'anno l'ottica iridata è andata in fumo. Ovviamente ci si augura sempre che possa non essere niente di grave o di fatidico, in modo da dargli la possibilità di tornare in pista e dare bella mostra di sè nel più epico team radio di sempre. Uno di quelli a cui ci ha già abituato da anni. Riuscirà quest'anno a battere il mai dimenticato "siete dei geni"?
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Trovare una fidanzata a Lewis Hamilton

Ad anni dalla travagliata chiusura con Nicole Scherzinger, è il caso che qualcuno sistemi Hamilton con una brava ragazza. Perchè è stato divertente vedere la stampa andare in subbuglio per ogni fanciulla entrata, anche solo per sventura, all'interno del suo perimetro, incapace di distinguere una amica, una conoscente, una collega da una fidanzata, incapace di distinguere una botta e via da una fidanzata. Ora però è giunto il momento di riviverlo in quella fase confusa e felice delle origini, quando l'andamento delle cose a casa si rifletteva sull'andamento delle cose in pista... sperando che non torni anche a sfogare tutte le proprie frustrazioni sulla fiancata di Pippo Massa. Ah, che bell'annata fu il 2011?
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Assistere alla definitiva trasformazione di Sebastian Vettel in Fernando Alonso

Sono drammaticamente titolare di una teoria secondo la quale Sebastian Vettel dal momento del suo ingresso in Ferrari sta subendo una lentissima ma inesorabile trasformazione in Fernando Alonso. O forse la trasformazione è iniziata poco prima... o non avrebbe mai accettato di vestirsi di rosso. I fatti mi sembrano parlare chiaro: quattro titoli mondiali (in realtà quelli di Alonso sono due, questo lo dico giusto per rinvangarlo un pochino) amato e incensato da tutti come il nuovo messia, probabilmente erede dei fasti schumacheriani. Dalla sua ha anche l'averlo avuto come mentore in un modo o nell'altro. Nel momento in cui le cose incominciano ad andare un po' meno bene alla casa madre cede alle lusinghe del prestigioso team in rosso, perchè mie acide battute a parte, immagino che faccia sempre piacere se un team di tale portata ti punta gli occhi contro. Quelli pagano bene, perchè a loro basta avere il nome... ma in fondo in fondo un quattro volte campione del mondo senza più corona in testa oltre al vestito prestigioso vorrebbe qualcosa in più. Forse inizia ad avere fame, avrebbe sperato di mangiare un po' di più sin da subito... ma si sa che il primo anno è sempre un rodaggio. Certo, Raikkonen al primo anno in Ferrari si portò a casa il titolo, ma quelli erano altri tempi... e soprattutto c'erano Alonso ed Hamilton nella stanza a fianco a menarsi tra di loro. Ma torniamo a noi.
Tutta quella celebre freddezza e determinazione nel portare a casa vittoria dopo vittoria viene messa in discussione dalla mancanza di vittorie e dalla difficoltà di ottenere qualcosa di buono. L'ottimismo nelle dichiarazioni va lentamente a scemare e l'atteggiamento in pubblico è un po' meno conservatore verso l'unità familiare. I team radio al fulmicotone sono aumentati a vista d'occhio... attendo un gran finale con trepidazione.
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Rispondere definitivamente alla domanda ma cos'è sta merda? istintivamente formulata dopo aver visto di sfuggita la nuova McLaren

La McLaren ha rivelato il proprio outfit ed è qualcosa di di disgustoso. Ancora ancora passi per la tuta dei piloti, rimasta quasi del tutto bianca, priva si sponsor come al solto. Per quanto riguarda la vettura sono invece comparsi al mondo di arancione dipinti come una Spyker qualunque, certi in questo modo di essere andati alla ricerca delle loro origini. Ma non hanno capito che tutto questo parlare di nuove ere e di futuro che avanza non gli porta bene? Sono quasi certa che quest'anno non vi sarà alcun ugliest contest, hanno già vinto loro, a mani basse.

giovedì 23 febbraio 2017

2017 - Williams

Con la presentazione dell'anteprima della Williams possiamo considerare aperte le danze. Non manca ancora molto all'inizio della stagione, i primi test inFernali - mentre scrivo questo post - sono alle porte e primi musetti incominciano a fare capolino dai vari profili social dei team. 
In Williams quest'anno scenderanno in pista in una formazione inedita, mai sperimentata e forse neanche troppo ponderata, visto come sono andate le cose durante l'inverno. Trovo un lato comico della vicenda nel fatto che proprio il team Williams per buona parte della scorsa stagione ha retto i giochi di mercato con tanti simpatici exploit pubblici ben prima che fosse pubblico il ritiro a vita provata di Felipe Massa, mai realmente sentito ma reso necessario per salvare la faccia. 
Là dove altri team hanno reso nota ancor prima dell'estate l'intenzione di mantenere intatta la proprioa formazione per gli anni a venire, il Williams parevano più ansiosi che mai di portarsi a casa Jenson Button, prossimo al pensionamento forzato da casa McLaren, sicuramente sulla piazza dal 2017. Questo li ha lasciati per molto tempo sulle spine, forse non si aspettavano che questo non fosse immediatamente disponibile ad occupare un seggiolino a prescindere, pur di rimanere in pista ancora un po'. L'insistenza non ha fatto bene alla loro immagine. Le voci che hanno incominciare a girare in quale momento erano le più disparate, tra la volontà ferrea di volere per il proprio team un pilota d'esperienza di cui avevano certamente bisogno, anche quella che - indagando nel passato della squadra - portava alla scoperta una vecchia infatuazione, per la cronaca mai confermata, di Claire Williams per il giovane pilota inglese, risalente agli anni in cui questo per la prima volta ha vestito i colori della squadra, oggi disposta a fare carte false pur di riaverlo ancora un po' sotto lo stesso tetto. 
Al diniego ricevuto da Jenson Button la reazione è stata quantomeno inaspettata: a tutta quella voglia di esperienza, maturità etc etc per sviluppare la vettura ha seguito l'ingaggio di un diciottenne, Lance Stroll, nazionalità canadese, dalla circonferenza collo probabilmente superiore a quella di Alonso negli anni d'oro. Tesoro, non so di cosa ti faccia per dimostrare 10 anni in più di quelli che hai ma, ti assicuro, visto così non è niente di sano. 
Venne quindi il momento del terremoto invernale, Rosberg decide di far rodere d'invidia mezzo mondo giocando al maritino perfetto e ritirandosi a vita privata e Bottas, da almeno un paio d'anni di troppo prossimo al passaggio in Ferrari si è ritrovano in prima fila davanti a molti per ereditarne il pesante volante. Ecco sorgere l'ennesimo problema: non solo hanno perso "l'esperienza" di Button, non solo quel buco è stato riempito con uno troppo giovane persino per prendere la patente, ma improvvisamente questo era rimasto solo. Un uomo solo al volante. Uomo. Facciamo ragazzo. Il coefficiente esperienza richiedeva necessariamente di essere riequilibrato. 
Claire Williams, fresca fresca di nomina di Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico ha trovato subito la soluzione: a tanta gioventù affiancare tanta anzianità... e che vinca il migliore. Felipe Massa is back!
A questo proposito hanno avuto modo di esprimersi un po' cani e porci. Ci sono quelli che, più di ogni altra cosa, vorrebbero imporre a Massa di non replicare per nessuna ragione al mondo tutta la pantomima pre pensionamento dell'anno scorso perchè, se anche lui non ne è pienamente soddisfatto, noi ne abbiamo sicuramente abbastanza. C'è chi ha trovato l'intera faccenda ridicola davanti alla difficoltà che molti piloti non paganti hanno di avere solo che un'opportunità in questo mondo.

domenica 19 febbraio 2017

FormulaGossip - 2017 is in the air

All'inizio di tutta questa faccenda dei post domenicali, non Stefano in ogni caso, mi era sembrata davvero una buona idea. Dilazionare nel tempo tutto quello che avevo da dire in conclusione di stagione e mantenere attivo quell'appuntamento con i motori del fine settimana. E' andata però a finire che, alla vigilia della nuova stagione io sia ancora dietro a ricamare sul detto, non detto, fatto o solo pensato del 2016, che ormai è storia vecchia. Ritengo che per incominciare ad affacciarsi a quello che accadrà da marzo in poi non ci sia niente di meglio che darci dentro con un formula gossip riassuntivo di tutto quello che ci siamo persi negli ultimi 3 mesi. Sì, perchè non intendo mettermi a sproloquiare sulla larghezza delle gomme anzitempo come i siti prufescional a tema Formula 1. 

Nico Rosberg

Non so se anche a voi sia giunta la voce che Nico Rosberg, a circa una settimana di distanza dal titolo mondiale, ha deciso di ritirarsi dalle scene. Molto probabilmente è una rivelazione che sto offrendo io in esclusiva mondiale, essendo sempre sul pezzo. 
Scherzi a parte, di questo argomento ne hanno già parlato tutti e tutti l'hanno già commentato. L'ho fatto pure io, quindi andiamo avanti e pretendiamo che questa notizia sia già stata digerita da un pezzo. 
In occasione degli Autosport Award Damon Hill (figlio di Graham) ha conferito a Nico (figlio di Keke) il tesserino di aderenza all'esclusivo club composto dai campioni del mondo figli di campioni del mondo, pur tenendosi la presidenza dello stesso. Citazione of the day: persino in un club con due membri ci deve essere un boss.
Il 2017 offre tuttavia al neo campione del mondo la possibilità di svolgere il ruolo di ambasciatore della Mercedes e lui promette che per cinque o sei volte lo vedremo persino comparire ai box. Insomma, prima che gli chiedano il rimborso per tutti i danni morali e materiali provocati all'azienda dai suoi colpi di testa degni della migliore diva (e poi dicevano di Hamilton!!) gli fanno fare per un po' il giullare di coorte.

Mercedes

Nessuno saprà esattamente quanto la notizia di Nico Rosberg sia piovuta dal cielo anche ai piani alti della Mercedes. Di sicuro c'era quella firma fresca fresca di rinnovo che hanno sponsorizzato come se fosse l'ultimo colossal uscito al cinema non più tardi della scorsa primavera. Di sicuro c'è che casa Mercedes non se la deve essere passata benissimo dopo che il ritiro di Rosberg è diventato ufficiale. Ciò che ci hanno fatto sapere e che facciamo finta per un attimo che sia vero è che Nico abbia rivelato alla vigili del GP di Abu Dhabi la propria intenzione di chiudere i battenti se le cose fossero andate per il verso giusto a qualcuno tra i pochissimi fedeli ai piani alti, tipo Niki Lauda, Toto Wolff e pochi altri. Lo stesso Lewis Hamilton l'ha saputo pochi minuti prima che la bomba venisse sganciata. Certamente l'intero castello è stato montato dopo la chiusura del grande mercato piloti, quando per gli altri i giochi risultavano fatti e conclusi da un pezzo, mentre loro si sono trovati con un seggiolino vacante nel peggiore dei momenti. Dalla loro parte il fatto di essere il team che più ha vinto negli ultimi tre anni, l'unico team nel quale chiunque farebbe carte false per entrare, il team nel quale, a quanto pare, chiunque ha fatto carte false per entrare. Tutto materiale ottimo per il nostro divertimento. 
Durante la prima settimana dall'addio la maggior parte dell'attività dei social media manager della Mercedes è stata quella di condividere, per il nostro diletto, parte delle migliori offerte che gli venivano dirette, un po' da cani e porci. C'è stato quello che ha indicato nel CV che avrebbero potuto telefonare a Max Verstappen per avere qualche referenza a suo carico che ha fatto partire un vero e proprio circo, con la partecipazione straordinaria dello stesso Max Verstappen, stato capace di reggere lo scherzo molto più del previsto, anche se, in fondo in fondo, il suo fine ultimo è stato esplicitamente quello di candidare la propria persona. Sempre per amore di cronaca, pare che alla candidatura sia seguita una telefonata tra papà Jos e Toto Wolff che, citando quanto già accaduto - a ma ruoli invertiti - in occasione dell'ormai celebre telefonta pre Abu Dhabi, si è conclusa con un "kick your ass"
Tra il serio ed il faceto casa Mercedes ha fatto sapere che gli unici due piloti a non essersi offerti siano stati Kvyat e Raikkonen. Telefonate indagatrici circa le reali possibilità di un rientro in pista sono giunte persino da Maldonado e Barrichello.

Lewis Hamilton

Una volta calato il sipario sulla stagione 2016 in molti sono stati quelli che hanno incominciato a puntare il dito contro di lui. Perchè tutte le sue stravaganze sono andate benissimo fino a quando è stato campione del mondo ma, un minuto dopo, si sono trasformate in arroganza. 
Una delle occasioni degne di scandalo è stata quella della premiazione degli Autosport Award, dove è stato premiato quale pilota inglese dell'anno e, se lo lasci dire, qua anno dopo anno gli piace vincere sempre più facile: chi gli dovrebbe togliere il titolo Jenson Button? Palmer? La Regina Elisabetta in persona? Mentre Nico Rosberg dava sfoggio di sè sul palco, in tutta quella tiritera di cui sopra con Damon Hill, a ritirare il suo premio è comparso il fratello Nicolas. Non è chiaro se sperasse che la genetica e l'alcol a fiumi che girava in sala potesse aiutare a non sentire troppo la sua mancanza ma sono bastati davvero davvero pochi momenti perchè la notizia sia rimbalzata da un capo all'altro dell'internet criticando i suoi atteggiamenti da diva. Punto segnato per Hamilton, alla faccia delle malelingue, nel momento in cui è stato chiarito che, nello stesso giorno della premiazione, in Finlandia si teneva il funerale di Aki Hintsa il medico più famoso dell'intero circus del cui nome e della cui amicizia, nel giorno della sua morte, un po' cani e porci si sono lavati la bocca, ritwittando foto a casaccio per poi dimenticarsene un minuto dopo. 

Jenson Button

La strada della pensione offre grandi gratificazioni e, ragionando sul fatto che questo possa tranquillamente continuare a vivere di rendita dall'età di 36 anni, in effetti, fa girare la situazione ancora più in positivo. Tranne per il dettaglio che chiaramente gli sta dando di volta il cervello. 
Il primo passo verso la cretineria è stata la laurea ad honorem in ingegneria conferitagli dall'università di Bath, luogo che nella mia mente rimarrà eternamente legata alle Canterbury Tales di Chaucer, come se nella mia vita mi fossi veramente impegnata ad approfondire la conoscenza con la letteratura del trecento inglese. Così, giusto per darmi un tono di superiorità, anche se probabilmente non saprei trovare Bath sulla cartina neanche se la cercassi. In ogni modo, qualcuno ha pensato che uno dei frutti della sua carriera sia stata una conoscenza tale della materia da meritare un titolo apposito. Appeso il pezzo di carta al chiodo, comunque ad un età non di molto superiore a quella di molti studenti che amano pascolare per anni all'interno delle mura dell'ateneo, ha deciso di dedicarsi ad attività ben più gratificanti: il cyberbullismo. Principale vittima delle sue attenzioni i tagli di capelli altrui, che lo fanno proprio sbellicare dal ridere. 
Poi, per non lasciare spazio all'inedia, ha deciso di tentare la svolta da social influencer, adottando un cagnolino ed aprendogli un profilo instagram in condivisione con la nuova dolce metà dove postano scatti pucciosi appellandosi come mamma  e papà  della povera creatura. Insomma, come ogni trentenne di oggi che si rispetti, Jenson Button spende buona parte del suo tempo su internet riempendolo di informazioni non richieste.  

Fernando Alonso

Per un lasso di tempo apparso interminabile, dopo il ritiro di Nico Rosberg il caro Fernando è sembrato il pretendente principale al sedile della Mercedes. Prima di tutto perchè da almeno due anni a questa parte sta puntando a quel sedile. In seconda battuta perchè già prima del rinnovo di cui sopra della scorsa primavera, si vociferava di un papabile scambio tra il pilota della McLaren ed uno dei due double trouble Made in Mercedes ormai insoddisfatti della continua tensione lavorativa. In terza battuta perchè Briatore ottiene sempre quel che vuole e se quello che vuole il suo pupillo è un sedile in Mercedes quello che gli offre Briatore è un sedile in Mercedes, se quello che offre Briatore è uno schianto della seconda guida contro il muro per favorire la prima... allora lì ha fatto tutto ad insaputa del pupillo. Nei momenti immediatamente successivi alla ufficializzazione della notizia c'è anche chi ha ironizzato sul fatto che il telefono di Alonso risultasse occupato da ore. Rinunciando ad un pilota d'esperienza e campione del mondo pareva ovvio che volessero un altro pilota altrettanto d'esperienza ed altrettanto campione del mondo: i nomi sono stati fatti tutti. Tra l'altro, al momento sulla piazza c'era pure Jenson Button, occasionalmente a piedi, che ha già lavorato bene con Hamilton in passato, ormai eroe internazionale, campione del mondo, il che richiamava d'allarmante attualità la vicenda del 2009. 
Tornando a Fernando: seriamente, la penale che la Mercedes avrebbe pagato per sottrarlo alle sgrinfie della McLaren avrebbe coperto metà del debito pubblico italiano... o avrebbe permesso alla McLaren degli sviluppi un po' meno cialtroni, ma non è andata così. Tutto questo purtroppo (per Fernando) richiamava d'allarmante attualità anche la vicenda del 2007, pericolo che nessuna squadra al mondo vorrebbe mai correre. Per questo motivo Fernando è stato costretto a ripiegare su quelle dichiarazioni false come una banconota da tre euro, tipo I believe in McLaren, è lì che vuole concludere il lavoro iniziato nelle scorse due stagioni, etc etc etc ed inventandosi un nuovo modo per far parlare di sè: un nuovo grande noioso mistero destinato a rimbalzare di bocca in bocca, di tweet in tweet, di tumblr in tumblr: perchè indossa sempre il cappello? Cosa ci sarà sotto a quel cappello? 
In effetti è stato così: per mesi in ogni sua apparizione pubblica è apparso con un copricapo, a volte un cappello di lana, a volte un casco, a volte un berretto sportivo e le insinuazioni sono salite a mille. Chi ipotizzava un taglio di capelli emmè, che nella vita capita anche ai migliori, figuriamoci a lui... chi la buttava su qualcosa di decisamente più drammatico. La verità è stata svelta ai più dal solito simpaticone e cyberbullo di Jenson Button, insinuatosi a tradimento in una live su instagram del pilota spagnolo e condividendo l'epica impresa sui suoi social. Bel taglio, forse lo posso usare per pulire i pavimenti.

domenica 12 febbraio 2017

2017: Lui non ci sarà # Jenson Button

Jenson Alexander Lyons Button, classe 1980: quando lui ha incominciato a correre in Formula 1 Max Verstappen doveva ancora imparare a camminare, dopo 17 stagioni, 7 team ed un titolo mondiale, lui, proprio lui, nel 2017 non ci sarà. 
Nei 17 lunghi anni della sua carriera davanti agli occhi di tutti è apparsa una evidente l'evoluzione del pilota. Partito nell'anno 2000, come uno dei tanti, dall'ultima fila, debuttando con un ritiro di tutto rispetto, a bordo di una Williams orfana di Alex Zanardi, per tutta la stagione ha dimostrato talmente tanto il proprio valore che, per i due anni sucessivi fu imprestato alla Benetton\Renault di matrice briatoniana. Giusto per non averlo in mezzo ai piedi. 
Nel 2001 - al fianco di Fisichella - le cose andarono addirittura peggio che in Williams, dell'anno successivo le cronache raccontano, addirittura, di un quasi podio in Malesia. Briatore non ne fu affatto soddisfatto, anche se la matematica non mente: 14 punti per lui, 9 soltanto per Yarno Trulli, ma il pupillo spagnolo premeva per salire a bordo e, scaduti i due anni del "prestito" fu rispedito alla Williams alla quale apparteneva dove, tuttavia, non ci fu più posto per lui. 
Non gli restò altro da fare che migrare in BAR, al fianco di Jacques Villeneuve. Dopo un'altra manciata di quasi podi del 2003, nel 2004 per la prima volta riuscì a salire sul più basso gradino del podio, proprio in Malesia, rimasta in sospeso dall'ultima volta. 
Il 2005 sarebbe dovuto essere l'anno del ritorno in Williams ma, dopo un accordo ormai siglato, fu la stessa BAR ad opporsi e tenersi l'inglese ancora per un po'. Tale faccenda di tira e molla con la Williams non ebbe modo di concludersi, in ogni modo prima del 2006, quando ormai la BAR era già diventata Honda e pare che Button abbia pagato la penale di persona pur di restarsene lì ancora per un po'. Di questi anni si ricordano:
  • la squalifica ad Imola 2005, dove chiuse la gara in terza piazza, ma la vettura risultò in sottopeso. Tale squalifica fu estesa anche alle due successive gare;
  • i compagni di squadra:  Jacques Villeneuve (2003), Takuma Sato (2004 - 2005), Rubens Barrichello (2006-2008);
  • la prima vittoria in carriera, giunta nel 2006 in Ungheria, là dove tutti i piloti piazzati dopo il quarto posto risultarono doppiati, dove i contendenti al titolo (Schumacher e Alonso) per ragioni proprie si autoeliminarono uno dopo l'altro dalla gara. In tale occasione si registrò anche il primo podio di Petro De La Rosa;
  • il fallimento della Honda che, dopo due stagioni di devastazione totale, chiuse i battenti per ritirarsi dalla formula 1. E dopo la Benetton e la BAR si può dire che Button ne ridusse in miseria un'altra.
Il 2009 fu l'anno del miracolo, dell'incredulità popolare e delle sorti che, modello sliding doors, riescono a stravolgersi in un battito di ciglia. Quando ormai pareva che per il 2009 non ci fosse nulla di meglio da fare che starsene sul divano a guardare la TV, quel che rimaneva della Honda venne rilevata da Ross Brawn e un altro gruzzoletto di valorosi che, in men che non si dica, hanno rimesso in piedi la situazione, ingaggiato gli unici due piloti disoccupati dello schieramento, disegnato un progetto per il quale potesse valere la pena... e 12 mesi dopo portato a casa il titolo iridato. Era l'anno di Jenson Button, e lui ancora non lo sapeva. Era l'anno di Jenson Button e noi ancora non ce ne eravamo resi conto.
Dopo aver vinto sei tra le prime sette gare, tra i mormorii locali di quelli che si domandavano ma chi? quello con il nome da shampoo? per il resto della stagione ha vissuto tranquillamente di rendita, alimentando le speranze di Barrichello che, per una ragione o per l'altra, ha creduto seriamente di potercela fare, ma portando a casa il titolo ben una gara prima della fine. 
Nonostante tutto, anche la Brawn GP fu portata al fallimento, e l'anno successivo decise di focalizzare tutta la propria attenzione sulla McLaren, appena scampata dallo scandalo della spy story e redenta dalle prestazioni dell'idolo locale, Lewis Hamilton, che, però, all'epoca odiavano tutti: c'era bisogno di un contrappeso alla situazione... e chi meglio di lui, appena sbocciato e riscoperto dalla massa?
Divenuto membro dell'ordine dell'impero britannico, la stagione 2010 al fianco di Lewis Hamilton partì discretamente bene, due vittorie e qualche altro podio sparso qua e là... eppure il mondo pareva decisamente più concentrato sulle bravate che i terrible boyz combinavano in giro per il mondo. Si narra di una grande amicizia finita in tragedia nel momento in cui Lewis ha iniziato a fare il divo ed i social network sono entrati nella sua vita, ma visto che di tutto ciò non vi è traccia, andiamo avanti. Degli anni in McLaren ricordiamo:
  • il triennio al fianco di Lewis Hamiton, nel primo fu Lewis ad avere la meglio, nel secondo fu Jenson, nel terzo fu nuovamente il turno di Lewis il quale, tuttavia, aveva già pronte le borse per il trasloco in Mercedes. A memoria ed è solo un'opinione personale, ma la loro è stata una delle migliori accoppiate degli ultimi tempi. Due piloti all'epoca assolutamente diversi, agli antipodi per modo di guidare, essere, vivere, reagire davanti alle situazioni ma in grado di trovare, ed i risultati lo hanno dimostrato, il loro perfetto equilibrio a livello di team. Uno più tecnico l'altro più istintivo, uno maggiormente a proprio agio davanti a situazioni di caos come quella di Canada 2011, l'altro in grado di mandare in vacca un mondiale all'ultima gara - quasi - per due volte di fila, ma imbattibile quando saturno non gli dava contro;
  • tooned;
  • canada 2011, una delle gare più roccambolesche che la formula 1 moderna ricordi, al termine della quale Button risultò vincitore;
  • il 2013, stagione durante la quale le cose iniziarono ad andare male, ma nessuno seppe dire veramente il perchè, al suo fianco Sergio Perez, liquidato alla fine della stagione dopo aver mirato in diverse occasioni al posteriore del compagno di squadra ma senza essere stato realmente in grado di reggere il passo con le prestazioni;
  • il 2014, con l'avvento di Kevin Magnussen, uno che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo della formula 1, un po' come fece Hamilton a suo tempo. Alla gara inaugurale entrambi i piloti finirono a podio e la stagione 2013 sembrava messa alle spalle. In realtà non andò esattamente così, leggermente meglio della precedente ma nulla di cui fosse lecito vantarsi in pubblico. Anche Magnussen venne quindi archiviato dopo una combattutissima battaglia compiuta dai sostenitori e dai mass media di mezzo mondo perchè fosse salvato il soldato Button;
  • il 2015, contrassegnato da due ritorni importanti per il team: quello di Alonso, di cui nessuno aveva seriamente sentito la mancanza, e quello della Honda, di cui, a conti fatti, nessuno aveva sentito la mancanza vista la debacle portata a casa per due anni su tre all'ultimo passaggio in zona. Le cose andarono male, molto male, malissimo, tanto che Magnussen quasi ne fu sollevato all'idea di poter assistere a tanta umiliazione senza viverla sulla propria pelle. A confronto pure quella 2013 sembra una stagione dignitosa;
  • il 2016, la stagione dei remi in barca. Perchè a questo punto è parso ovvio che di rimaner lì a far ballar la scimmia non ne avesse più voglia. Le cose, a conti fatti, sono andate un po' meglio di quanto non fosse successo nel 2015, ma, seriamente, non è un miglioramento è una legge statistica. Meglio di un'annata dove la vettura non è neanche partita il 50% delle volte è normale, oltre che probabile. 
Portato quindi un altro team al fallimento e al decadimento totale delle prestazioni, oltre che delle speranze e delle aspettative, Jenson Button si è ritirato offrendo al vento l'ultima delle pantomime in grado di rioffrire dignità all'uomo e al pilota che, nel frattempo, è diventato leggenda: l'anno sabbatico. Nel frattempo, per non lasciare troppa speranza a quelli che vorrebbero quasi per davvero vederlo ripiomabre al volante della McLaren, magari dopo l'ennesima bravata di Alonso, si è impegnato moltissimo a porre le basi della sua intera età pensionabile: ha adottato un cane, gli ha aperto un profilo instagram nel quale immortalare tutte le sue pucciosissime espressioni e ha iniziato a partecipare ad eventi come la Race Of Champions, che alla fine ha la stessa rilevanza sociale della partecipazione di un cantante in voga 10 anni fa al festival di Sanremo, giusto per non farsi dimenticare troppo in fretta.
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2017: Lui non ci sarà # Nico Rosberg

2014: Lui non ci sarà # Timo Glock

2014: Lui non ci sarà # Mark Webber

2014: Lui non ci sarà # Rubens Barrichello

domenica 5 febbraio 2017

Domani è un altro giorno - 2016 Edition - Campionato costruttori

Domani è un altro giorno è l'appuntamento dalla cadenza annuale volta a premiare (con il mio personale riconoscimento) l'eroe della stagione. Colui che ha lasciato il segno, non solo nella storia della massima serie dell'automobilismo, ma anche e soprattutto sulla fiancata di quelli che lo circondano, sui muretti o sui guard rail. Insomma, coloro che hanno lasciato una traccia indelebile del proprio passaggio.
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Per la categoria:
 "Domani è un altro giorno - Costruttori"
1) Ferrari - Tu conosci il nome ha creato solo confusione
2) RedBull - Vorrei ma non posso
3) McLaren - lasciate ogni speranza o voi che entrate
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And the winner is...
RedBull
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Se da una Manor nessuno di sarebbe aspettato nulla, sulla Ferrari abbiamo smesso tutti di scommettere, l'unica squadra che da questa annata avrebbe potuto seriamente ambire ad un risultato un filo meno degradante è proprio la Red Bull. Scesa sotto il minimo prestazionale dopo un dominio incontrastato per 4 anni di seguito, da quando Vettel ha abbandonato la nave che affonda sembrano proprio aver perso definitivamente la bussola. Che poi è facile non vedere il fallimento quando, qua e là, almeno loro, qualche vittoria la hanno raggiunta, ciò che può fare la differenza è osservare da vicino la situazione per assaporare il gusto della disfatta: quelle vittorie assumeranno decisamente la forma di un enorme vorrei ma non posso. Un primo segno di poca lucidità è certamente il cambio della guarda in corso di stagione: faccenda che non lascia affatto intendere che siano partiti con degli obiettivi in testa, fiduciosi del progetto portato in scena.
In Australia Kvyat muore sulla griglia di partenza. La sua presenza è stata notata dai più solo perchè ha obbligato l'intero plotone a compiere un secondo giro di ricognizione per dare tempo ai tecnici di rimuovere la carcassa.
In Bahrain neanche questa gioia. La gara ha modo di iniziare e finire senza che di loro vi fosse qualcosa di interessante da rilevare.
In Cina Ricciardo tenta di dare quel qualcosa in più per fare la differenza in qualifica, beffando le Ferrari senza batter ciglio. In realtà, in gara gli scoppierà una gomma e l'agognato podio toccherà a Kvyat, non prima di aver litigato con Vettel per una manovra azzardata alla partenza che sta ancora facendo discutere molti. No, non è vero. Appunto.
In Russia alla partenza del GP gli animi erano particolarmente tesi di per sè, poi ci si è messo Kvyat che credeva di giocare agli autoscontri e non si è placato fino a quando non ha sbattuto fuori di pista Sebastian Vettel, Sebastian Vettel ha dato sfoggio stessa proprietà di linguaggio di uno scaricatore di porto. Uno di quelli veri, con la panza da birra e le mani sporche di grasso. Uno di quelli che ti sa fare l'alfabeto con i rutti. Probabilmente dopo la vicenda cinese ha creduto che fosse tutto lecito, quello che deve essere andato storto a questo giro forse è stato il fatto che contro Vettel c'è andato a finire tre volte in poche centinaia di metri. Dopo la fine della gara gli hanno tolto tre punti dalla patente. Dopo il rientro a casa gli hanno tolto il pass per rientrare il RedBull, ricatapultato in Toro Rosso senza diritto d'appello.
Dopo gli incidenti russi, Daniil Kvyat giura di aver fatto tutto il possibile per farsi perdonare da Vettel: lo è andato a cercare ai box, ma era già partito, quindi lo ha chiamato a casa, solo per chiedergli scusa. Anche Ricciardo lamentava di aver diritto a delle scuse, ma di come è andata quella vicenda non è interessato a nessuno, quindi andiamo avanti. Kvyat probabilmente non aveva considerato di dover chiedere scusa a qualcun altro.... ed è li che sono iniziati tutti i suoi guai. I piani alti del team ha deciso di invertire l'ordine degli addendi, ha "retrocesso" Kvyat per promuovere inaspettatamente Verstappino.
Siamo quinti giunti Spagna, ognuno con la propria opinione, pronti a spararla in faccia a qualcuno alla prima eventualità che si sarebbe rivelata in pista. Quello che è accaduto, tuttavia, credo che sarebbe stato ben difficile pronosticarla per chiunque, perchè quello a cui si è assistito è andato ben oltre il confine con l'incredulità. Hamilton e Rosberg si autoeliminano in partenza. Coloro che avevano dominato le ultime due stagioni e stavano prendendo un secco discacco dagli esseri umani anche quell'anno, all'improvviso finiscono in una nuvola di polvere, schiantati l'uno contro l'altro lasciando pista libera agli altri. E fu lì che Vestappen, a bordo del suo nuovo giocattolino porta a casa la vittoria. Se solo uno dei due Mercedes fosse sopravvissuto ovviamente nulla di tutto questo sarebbe mai accaduto e oggi ci risparmieremmo di lunga di sentir parlare di piloti pronti ad entrare nella leggenda ma, a quanto pare, così è e così è dovuta andare.  Ed è qua che sta il tracollo: perchè una RedBull abbia potuto pensare di vincere gli altri si sono dovuti auto-eliminare. E gli altri ancora son dovuti essere delle Ferrari. La cosa divertente è che Kvyat negli stessi attimi ha fatto registrare il tempo più veloce della gara.
A Monaco si è visto Versbatten onorare il proprio nuovo soprannome in maniera assolutamente dignitosa. Perchè sarebbe dovuto essere il bimbo prodigio della situazione, ma è ancora troppo impegnato a fare il bimbominkia della situazione e, per tre volte di seguito in un solo week end è finito di testa contro le barriere e gli hanno portato via la vettura con la gru. In compenso Ricciardo è salito sul podio, anche se con un po' di amaro in bocca. Davanti alle nuove beghe interne di casa Mercedes era pronto a portarsi a casa la vittoria che gli spettava di diritto... ma al millesimo cambio gomme,  rientrando per la propria sosta, non ha trovato le gomme ad attenderlo. Tutti i team erano in fibrillazione. Tutti i team in quell'istante non capivano che cosa avrebbero dovuto fare, se tenere le gomme da bagnato ancora per un po', se passare prima dalle intermedie o puntare direttamente alle gomem da asciutto. Le indecisioni sono state diaboliche per tutti, per Ricciardo sono state letali, perchè per pochi secondi (meno della metà di quelli cha ha passato in attesa delle sue gomme al box) Hamilton gli ha fregato la posizione e se la è tenuta fino alla fine.
In Canada tutto è tornato a tacere, così come a Baku. In Austra, per la verità, Verstappen secondo, ma non chiedetemi da che parte sia uscito perchè credo di essermi addormentata a metà gara.
A Silverstone perchè Verstappen potesse far meglio di una Mercedes è stato necessario che quella Mercedes, nello specifico quella di Rosberg, desse un po' di matto. In realtà, in pista, Rosberg era anche riuscito a riprendere la RedBull, ma nel momento in cui la macchina ha dato di matto dal box gli hanno suggerito come aggiustarla e dopo la fine della gara è stato punito e risbattuto in terza piazza.
Inevitabilmente anche dall'Ungheria non è emerso nulla di interessante, fino alla Germania, dove Rorsberg ha nuovamente tentennato e, questa volta in coppia, i RedBull boyz sono saliti sul podio, bevendo champagne dalla fetida scarpetta di Ricciardo. Giusto in tempo perchè Hamilton rivelasse al mondo che Ricciardo era single.
I fatti tornano a farsi succosi in Bergio dove, alla prima curva è già mischia. Mentre Nico scivola via liscio, Verstappen ne combina di tutti i colori. giocando al grande gioco della prestigirizzazione (Silvano, Mago di Milano, I still love you) un secondo prima era a sinistra, un secondo dopo alla destra delle due Ferrari, tutti belli allineati come dei cretinetti. Il primo ad essere fatto fuori è stato Vettel, il testacoda immediato, regge poco pure Raikkonen, poi Vestappen... ed alla fine tutti gli altri. BOOM! Versbatten! In pista di sano non c'è rimasto più nessuno. Davanti a quello scenario Ricciardo sale sul podio e se la ride.
Giunti a Monza, il Belgio forse era ancora impresso nelle menti di molti. Soprattutto di quelli che, vedendo Verstappen dallo specchietto retrovisore, hanno l’ordine di scuderia di fare i bravi e non tentare di opporsi. Perchè chi si oppone è perduto. Spesso non può chiedere neanche un termine di grazia che viene mandato a sbattere contro un muro. E deve essere stato proprio nella prospettiva di questo scenario che Perez, quando ha visto che Verstappen voleva superarlo, non solo non ha tentato di resistergli, ma è andato nella via di fuga, ha fatto il giro largo, non gli ha lasciato veramente tempo di compiere un sorpasso, gli si è smaterializzato tra le mani per accodarsi in tutta calma. Perchè è meglio perdere una piazza che prendere tre punti in fronte.
A Singapore Ricciardo, al quale la squadra pare aver confezionato una di quelle belle strategie grazie alla quale potrebbe seriamente puntare a vincere, vuole davvero vincere. Ovviamente non accadrà, questo è già chiaro a tutti. Rosberg irraggiungibile primo è partito primo è arrivato. Chi crede seriamente che Ricciardo lo sarebbe potuto andare a prendere sul finale è un illuso, sia chiaro.
Mille punti di demerito per Max Verstappen in Malesia che, mentre tutti festeggiavano il 300esimo GP di Jenson Button, ha dato una festa a parte per il suo compleanno. Festa che ovviamente è andata deserta, come è giusto che sia, visto che anche Ricciardo stava devendo birra in McLaren. E ben gli ha portato in gara, dove ha raccolto la prima (e unica) vittoria della stagione. Complice è stata, ovviamente, un'altra doppia defaillance delle Mercedes, con una arenata alle loro spalle e l'altra che, davanti a loro ha preso fuoco, sarebbe stato davvero difficile non vincere, tuttavia ci hanno messo del loro per far scattare il mega ordinone di scuderia: Daniel beviti pure una sorsata d'acqua e guida sino alla bandiera a scacchi. Peccato che a quel punto della gara, nel teporino pomeridiano malesiano, l'acqua sia ormai piuttosto calda e l'effetto diarroico sia dietro l'angolo. Ma queste sono solo congetture di secondo piano, niente paragolabile a quello che accadrà poco dopo sul podio.
Negli Stati Uniti uno che in quarta piazza proprio non ci voleva stare era Verstappen, quarto in griglia di partenza, precipitato sesto, recuperato sino alla quarta piazza… fino a quando dai box gli dicono qualcosa sul conservare qualcosa. Metti gomme. O carburante. O neuroni in testa. O lascia gli i grandi si occupino delle loro cose e non ti mettere in mezzo. Insomma: devono sicuramente avergli detto qualcosa di sensato, ma lui non è stato affatto d’accordo ed ha sfornato un altro di quei team radio che ultimamente lo stanno rendendo tanto famoso. Faccia attenzione Alonso che il nano gli vuole togliere anche questo primato. Non sono qui per arrivare quarto. Cafone. Ed il karma lo ha ripagato: gli ha mezzo una vocina nell’orecchio, tipo Giovanna D’Arco, che lo portasse a rientrare ai box, mentre i meccanici, in realtà, erano belli intenti a mangiarsi un panino al salame o qualcosa del genere. Ha perso mille secondi preziosi mentre questi cercavano le gomme e con calma gliele montavano… ma tutto inutile in ogni caso, perchè la vettura poco dopo ha deciso di abbandonarlo definitivamente. Ha rallentato e iniziato a grattare, VerSTOPpen non si è dato per vinto, ha continuato il proprio cammino a 20 km\h per almeno mezzo giro fino a quando non gli hanno sparato alle gomme e lo hanno abbattuto definitivamente.
In Messico le cose iniziano a farsi veramente serie per Verstappen che, come se fino a questo momento fosse stato un pilota modello, tira fuori tutte le sue 50 sfumature di boriosità. Dopo un quasi sorpasso di Vettel, Verstappen tira largo, finisce fuori pista, si avvantaggia di questo e rimane davanti. Dal box gli intimano di lasciare la posizione a Vettel, lui non risponde e non ci pensa neanche e così fino alla fine della gara. Dopo il concitato finale, Verstappen, tra i fischi dalla platea, parcheggiava sotto il podio e si apprestava a salire. Verstappen, in ogni caso, crede di avere la ragione dalla sua parte. Ma è l'unico. Dal suo muretto tutto tace, a questo punto. Il pubblico lo fischia, i media lo insultano, i ferraristi se lo mangerebbero vivo. Poi di punto in bianco il miracolo: i commissari decidono di sanzionare la sua condotta. Fatto più unico che raro, che non si sarebbe mai aspettato. E ci rimane male: cinque secondi di penalità, tanti quanti bastano per sbatterlo giù dal podio e far salire Vettel, richiamato in grande fretta perchè corra più veloce che può, a piedi questa volta, verso l'obiettivo. tra i due litiganti il terzo gode: dopo qualche ora i commissari sono stati inflessibili: come hanno sanzionato Verstappen, hanno sanzionato anche Vettel per la manovra pericolosa eseguita in pista nel momento in cui ha tentato di difendersi da Ricciardo, ma un po' di più. A lui 10 secondi di penalità per aver commesso un'azione che, in gergo, ormai, viene chiamata la mossa di Verstappen, perchè è una delle sue classiche mosse difensive al limite della legalità con le quali è solito stupire il suo prossimo. Solo che nel caso di Verstappen il limite non è mai sembrato essere stato superato, l'unica volta che la fa Vettel sì, quindi 10 secondi di penalità e sul podio, virtualmente a questo punto, è salito Ricciardo.
In Brasile, sotto condizioni metereologiche al limite dell'allerta meteo, Verstappen decide di giocare al pericolo pubblico sin dai primi minuti di gara. Quella vera, dico. Quella dopo il rientro della safety car e tra una safety car e l'altra.
Un ultimo minuto di silenzio per l'opera di Verstappen ad Abu Dhabi finito in testacoda e in ultima posizione alla prima curva e rimontato, in una decina di giri sino alla seconda posizione. Approfittando del pit stop portato sgraziatamente a termine tanto da Rosberg quanto da Hamilton per colpa delle due Ferrari, prima una e poi l'altra, che arrivando nel momento sbagliato nel posto sbagliato, hanno provocato un ritardo nelle uscite. La sua strategia è stata chiara: un solo pit stop ad 1\3 di gara che ha spiazzato tutti, a quel punto incapaci di capire cosa diavolo stesse combinando e cosa volesse fare. Dal suo punto di vista: bel colpo! Dal punto di vista degli altri: molla il colpo, Versty! 
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  • Piloti già premiati (click sul link per andare alla premiazione):
- per l'anno 2016 - Lewis Hamilton ... sconfitto nella sua battaglia più dura, quella con l'ego.
- per l'anno 2015 - Fernando Alonso ... un uomo sull'orlo della crisi di nervi.
- per l'anno 2014 - Sebastian Vettel ... dalle stelle alle stalle in nove mesi netti.
- per l'anno 2013 - Mark Webber ... con tutti gli acciacchi di salute suoi e della vettura.
- sempre per l'anno 2012 - Michael Schumacher - premio alla carriera.
- per l'anno 2012 - Romain Grosjean
- per l'anno 2011 - Lewis Hamilton
  • Team già premiati (click sul link per andare alla premiazione):
- per l'anno 2015 - Ferrari ... perchè dev'essere davvero davvero difficile trovare sempre qualcosa di cui lamentarsi.
- per l'anno 2014 - Ferrari ... una scuderia allo sbaraglio.
- per l'anno 2013 - McLaren ... sull'orlo di una crisi di nervi.

domenica 29 gennaio 2017

2017: Lui non ci sarà # Nico Rosberg

Nome completo: Nico Erik Rosberg, figlio del già campione del mondo Keijo Erik - detto Keke, prima di farsi storpiare il nome da Mazzoni - nasce in Germania nel 1985, vincitore del suo primo, ed a questo punto anche ultimo, titolo mondiale di Formula 1 nel 2016. Sulla fiancata della vettura portava stampato il numero 6, lo stesso con il quale il padre vinse il suo titolo, scelto nella speranza che gli portasse la stessa fortuna. Lui, proprio lui, nel 2017 non ci sarà. 
Dato atto che di tutto quello che si poteva dire, si poteva pensare e si poteva ipotizzare sul suo ritiro a sorpresa è già stato fatto, più o meno da tutti sulla faccia della terra, qui si fa a buttare un occhio al passato. 
L'esordio in  Formula 1 risale al 2006: prima di allora un po' di kart dall'età di 11 anni, un po' di formula BMV, qualche test in Formula 1 all'età di 17 anni (diventando così, per l'epoca, il più giovane pilota ad essere mai salito su una monoposto di Formula 1). Nel 2005 debuttò al debutto della GP2 series, portandosi a casa il primo titolo mondiale della serie. 
Nota di colore: con il passaggio in Formula 1, il suo posto sulla ART Grand Prix venne occupato da Lewis Hamilton, vincitore del titolo nella stagione 2006. Nel frattempo, Nico Rosberg, in Formula 1, raccoglieva moscerini a bordo di una deludentissima Williams. Durante l'intero primo anno, al fianco di Mark Webber, maturò in tutto 4 punti, grazie a due settime piazze di tutto rispetto e ben 9 ritiri. Teniamo bassa l'ironia: la prima delle due settime piazze furono raggiunte alla gara inaugurale in Bahrain, dopo un contatto che lo arretrò in fondo al gruppo, ottenendo anche il tempo più veloce in pista e diventando, per l'epoca, il più giovane pilota a segnare il giro più veloce in gara.
Dei successivi tre anni in Williams si ricordano, nell'ordine:
  • gli altri due compagni di squadra Alex Wurz (per il 2007) e Nakajima (2008 e 2009);
  • il primo podio della carriera, una terza piazza ottenuta nel 2008 a Melbourne;
  • l'odiato Gran Premio di Singapore 2008, dove cadde vittima delle strategie suicide Made in Briatore.
Nel 2010, la Mercedes decise di divorziare dalla McLaren, di mettere in pista una macchinina tutta sua e di acquistare, a questo scopo, quel che rimaneva della Brawn GP, fallita a seguito dell'imprevisto onorario dovuto pagare a Barrichello.  Per l'occasione si portarono a casa Nico Rosberg e risvegliarono dalle ceneri il 7 volte campione del mondo Michael Schumacher, che non ci fece per niente una bella figura, ma questa è un opinione personale. A differenza dell'ex campione del mondo, quantomeno Rosberg portò a casa tre podi, tre terze posizioni quali magra consolazione di una stagione davvero sotto le aspettative. Anche se non so di preciso quali fossero le aspettative di una scuderia che non portava a casa un giro dal 1955.
Stagione ancora più magra nel 2011 sulla quale è inutile sprecare una sola parola in più, poi, finalmente, nel 2012, la prima vittoria. Gran premio di Cina 2012: un podio condiviso con Jenson Button e Lewis Hamilton culmine di una gara nella quale, incredibilmente, ha avuto modo di scattare dalla pole position e reggerla sino alla fine grazie - anche - alle solite gaffes made in McLaren. Non che la stagione gli regali altre gioie.
Le cose iniziano seriamente a cambiare nel 2013. Archiviata la pratica di restaurazione del vecchio soldato Mickey, in Mercedes decidono di darsi una vera possibiltà, forse consci dei progressi fatti grazie ai primi anni di rodaggio, non si sa bene come, ma convincono Hamilton a trasferirsi da loro. Non che le cose per Hamilton stessero andando molto bene in McLaren. Due vittorie e altri due podi per lui, una sola vittoria con altri quattro podi per Hamilton ed è qui che le cose incominciarono a puzzare di bruciato. Non che per l'intera stagione ci fosse veramente qualcosa per cui valesse la pena tirarsi i capelli, ma a Rosberg sembrò sicuramente chiaro che pur messo da parte il settevoltecampionedelmondo ci fosse un monocampionedelmondo che gli avrebbe reso assai ostica la possibilità di godere anche lui del suo momento buono.
Nel 2014 le cose andarono effettivamente così. Fu l'apertura di una trilogia da capolavoro, forse non compresa dai più, ma solo perchè la Mercedes non è una Ferrari e si sa come vanno queste cose...
La Mercedes ha iniziato a monopolizzare la situazione. Rosberg vinse la gara d'apertura, ma Hamilton gli lasciò ben poco spazio per replicare per tutto il resto della stagione. Era l'anno iniziato con i due grandi amici dall'infanzia alle loro prime litigatine, alle prime scaramucce, alle dichiarazioni di tutto questo non comprometterà la nostra amicizia, perchè erano dei puri, fino a che non sono iniziate le collisioni in pista, ed ecco che di amicizia c'è ben poco da parlare. E' stata la prima stagione della trilogia ad essersi conclusa matematicamente all'ultima gara, dopo un confronto mancato per colpa delle pesantissime defaillances sulla vettura di Rosberg, con Hamilton tornato a vincere un mondiale dopo quelli che son sembrati secoli dai tempi in cui sgomitava con Alonso e via discorrendo. A pochi giri dalla fine il team stava per arrendersi, per Rosberg non c'era più niente da fare, gli hanno chiesto di rientrare ma lui ha preferito arrivare fino in fondo, salire comunque fino all'anticamera del podio e complimentarsi con amico - rivale.
Dal punto di vista della grande competizione, il 2015 fu un'annata magra. Già dall'australia vinse Hamilton lasciando dietro di sè il compagno di squadra e così andò fino alla fine della stagione. O quasi. Hamilton vinse e stravinsi sino a 3 gare dalla fine. A quel punto il titolo mondiale fu matematicamente nelle sue tasche, Rosberg offrì pochi spunti realmente interessanti per poi vincere le ultime gare della stagione. Ovviamente il fatto che quelle tre vittorie gli servirono per assicurare la sua seconda piazza nella graduatoria iridata è solo un'illazione che lasciamo portare a casa ai complottari ferraristi.
Finalmente giunse il 2016. Annata strana, partita con le quattro vittorie di fila di Rosberg, pronte a tirare su alcuni tra i migliori statisticoni a casaccio della stagione. Perchè chi vince la gara inaugurale per altissima percentuale dei casi è stato anche il pilota che ha vinto il campionato mondiale... ma quanto accaduto nel 2014 dimostrava chiaramente che questi statisticoni sono fatti per essere smentiti. Perchè chi ha vinto le prime quattro gare della stagione statisticamente ha sempre vinto. Perchè man mano che le gare andavano avanti Rosberg diventava il pilota col maggiore numero di vittorie privo di una stella iridata, statisticone fin troppo affiancato a quello che vuole suo padre come il pilota con un titolo mondiale con il minor numero di vittorie in carriera. E poi giunse la spagna, dove Hamilton ha tentato con un solo colpo da maestro di porre fine a tutto questo susseguirsi di numeri e cifre a casaccio. La stagione si è conclusa con 8 vittorie ed altri 8 podi al suo attivo, comprese le seconde piazze del compromesso storico di fine campionato. Quella portata a termine è chiaramente l'annata migliore della sua carriera, quella impeccabile e senza sbavature. vadano retro quelli che ancora osano pensare che non si meritasse il titolo.
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2014: Lui non ci sarà # Timo Glock

2014: Lui non ci sarà # Mark Webber

2014: Lui non ci sarà # Rubens Barrichello

domenica 22 gennaio 2017

I dieci fatti buffi della stagione 2016 - fuori pista -

I dieci fatti buffi della stagione 2016 - in pista -

- 1 - 
Ricciardo e le location su instagram
Girovagando per il profilo di Ricciardo nel corso dell'anno è stato possibile ammirare scatti rubati dal pianeta Terra oppure qui, là, ovunque per non parlare del posto più felice. Forse perchè instagram è un social che resta ancora un po' in sordina, ma è stato proprio qui che Ricciardo quest'anno è riuscito a dare il meglio di sè. Ringraziando il cielo ci ha risparmiato quella serie di pranzi della domenica, modello webstar wannabe, che molti colleghi credono di star diventando, però ci ha fatto molto ridere. Ci ha portato a pranzo con Verstappen, ha improvvisato siparietti comici indossando la maschera di Alonso e ricordiamo tutti le gare automobilistiche nel salotto di Massa con il piccolo Felipe. Tra i ricordi più divertenti, la volta in cui ha incontrato i compagni di classe di Max.
 -:-
- 2 -
Brasile: suit up
Lewis Hamilton, l'ultimo dei romantici. Mentre il mondo non sapeva più cosaa fare per ammazzare la noia in un momento di attesa, mentre la cosa più interessante che i cameraman riuscivano ad immortalare era Felipe Massa che si mangiava un panino al salame, Lewis Hamilton da vero show man, l'unico vero intrattenitore oggi in pista, ha deciso di stupire tutti con il gesto più romantico che galanteria umana oggi ricordi: mettere una giacca sulle spalle della sua ombrellina. Perchè mentre tutti, piloti, tecnici, giornalisti e truffatori vari che si aggiravano per la pit lane sfoggiavano almeno un paio di giacche, nonchè di impermeabili imbarazzanti, modello sacchetto della spazzatura, nessuno stava veramente pensando alle ombrelline che, tra l'altro, non hanno mai lavorato più di così in un solo week end, costrette, sotto pioggia, vento e tormenta alla loro divisa. Che poi si fa presto a criticare, ridere ed additare il LH's life style... però nessun'altro ha avuto la stessa premura, padri di famiglia, mariti adorati o alti manager d'impresa. 
-:-
 - 3 - 
Messico: cambio turno in terza piazza
Dopo un concitato finale di gara, Verstappen, tra i fischi dalla platea, parcheggiava sotto il podio e si apprestava a salire. Le cose nell'anticamera del podio si fanno più lunghe che mai, Rosberg, tra l'altro, memore del rischio della prima curva, piuttosto che parlare con Verstappen ha preferito, addirittura Hamilton, che tuttavia era maggiormente interessato alla pace dei suoi capelli. Verstappen, in ogni caso, crede di avere la ragione dalla sua parte. Ma è l'unico. Dal suo muretto tutto tace, a questo punto. Il pubblico lo fischia, i media lo insultano, i ferraristi se lo mangerebbero vivo. Poi di punto in bianco il miracolo: i commissari decidono di sanzionare la sua condotta. Fatto più unico che raro, che non si sarebbe mai aspettato. E ci rimane male: cinque secondi di penalità, tanti quanti bastano per sbatterlo giù dal podio e far salire Vettel, richiamato in grande fretta perchè corra più veloce che fai, a piedi questa volta, verso l'obiettivo. E l'unica cosa che mi sono chiesta io, dopo averlo visto attraversare il mondo, modello Holly e Benji durante una delle epiche partite sull'unico campo di calcio lungo da qua all'orizzonte, è: com'è che non ha il fiatone? Però io sono molto stupida, quindi non conto. Non so voi, ma io ho adorato quel momento. Lo scazzo per il dover scedere dal podio un secondo prima di poterci salire è stato visibilissimo, il clima di tensione tra tutti gli uomini a terra era divertentissimo, Vettel che ha incominciato ad avviarsi al podio scortato dagli uomini in rosso e fedelmente al fianco di Arrivabene, mentre un gruppetto di uomini Red Bull si apprestava ad avvicinarsi anch'esso alla zona dello scontro per portare via Verstappen, probabilmente. Ed al mondo, in quell'esatto istante non è più fregato niente di Rosberg ed Hamilton che si stanno contendendo il titolo mondiale, lasciati a marcire in anticamera nell'attesa che gli altri si facessero i loro porci comodi. Per la cronaca, della mia opinione relativa al voto di scambio fatto in Mercedes parlerò in un prossimo post, perchè qua mi sa che stiamo già andando per le lunghe. Io inneggiavo alla rissa, in realtà è stato tutto piuttosto liscio.
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- 4 - 
Messico: la panza di Montoya
Quando si arriva a lasciare la camicia fuori dai pantaloni è davvero la fine. Anche se il caro Giovanni Paolo è noto per non essere mai stato un gran figurino. Tra l'altro... fatemi capire... Montoya è pure più basso di Alonso? 
-:-
- 5 -
Ricciardo: salmonella in on the podium
 Pare che io sia un po' sensibile a certe immagini, ma non dev'essere per forza così. Insomma, è dalla prima volta che ho visto Ricciardo bere champagne dalla sua scarpa che esprimo a parole su questo blog la sensazione dei miei conati di vomito. Da quando il fenomeno non si è più limitato solo a qualche goliardico shoey qua e là ma è diventato proprio un fenomeno di massa (non di Massa) io mi sono incominciata a preoccupare per le malattie diffuse ad ampio raggio. Ma non dev'essere per forza così, dicevo all'inizio. Può anche essere che io questa faccenda dello shoey un po' lo abbia anche apprezzato, un po' mi sia convita che sia stato uno degli elementi tipici per cui ricorderemo questo 2016, una di quelle note di colore per cui Ricciardo ha avuto modo di dare il meglio di sè, inventandosi qualcosa, arrivando con la personalità là dove non è arrivato in macchina, emergendo dal monopolio degli scazzi tra Rosberg ed Hamilton.
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- 6 -
Cina: Vettel e Kvyat litigano prima del podio
Vettel in partenza ha centrato Raikkonen in pieno: dal suo punto di vista la manovra gli è stata forzata dal gesto "suicida" di Kvyat, reo di averlo superato sulla destra ed avergli stretto la traiettoia, mandandolo al macero per fregargli la posizione. Dopo una gara passata al recupero dell posizioni, i due si sono incontrati nella stanzetta pre podio... Vettel ha trovato quindi l'occasione buona per mostrare buona parte di quella superbia insegnatagli dal Grande Maestro e gli si è avventato contro tentando di insegnargli a guidare. Io non boglio entrare nel merito della questione, ma Kvyat ha reagito in una maniera esemplare... gli è scoppiato a ridere in faccia.
Io lo so che è il modo giusto di reagire quando qualcuno di attacca, soprattutto quando lo fa per "arroganza", quando pretende di insegnarti a guidare dall'alto del suoi quattro titoli mondiali e gli rode che, solo perchè alla guida di una Ferrari non lo si sia lasciato passare. Come ha usato quell'umano mettersi contro di me? Non sa chi sono io? Ne sono sicura che sia il metodo giusto, perchè è quello che uso sempre anch'io. Mi viene istintivo, non troppo forzato, neanche studiato. Ed è immediata la reazione della nostra controparte: gli ribolle il sangue nelle vene. Perchè il quel momento non hanno la ragione dalla loro parte, solo l'arroganza, e vedere che non fa effetto li manda al manicomio.
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Bahrain: Vandorne a punto
Vandoorne è stato convocato in Bahrain con gran urgenza giusto un paio di giorni prima della gara e gli è stata cucita addosso la tuta quando ancora si trovava in volo. In due giorni gli hanno insegnato a guidare, gli hanno insegnato a fermarsi alla piazzuola del pit stop senza gambizzare i meccanici e lo hanno mandato in pista, con Alonso in cuffia a fargli da grillo parlante. E mentre Alonso si guardava la gara in TV, ed anche Button è stato costretto allo stesso cinico destino dopo soli 7 giri in gara, Vandoorne ha dimostrato al mondo che forse è pronto per quel seggiolino conquistando il suo primo punticino iridato. Molto più di quanti ne avessero in quel momento storico i titolari. Alla faccia dei due vecchietti malconci.
Che poi, sia chiaro. Io ricordo anche la prima gara di Magnussen, esordiente in Australia con un terzo posto, poi convertito in secondo, al quale già tutti guardavano come eroe della nuova era... che dalla seconda gara in poi ha fatto tranquillamente cambiare idea al mondo. 
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Il cambio in corsa del format delle qualifiche
Alla fine hanno vinto loro. Hanno vinto loro e, già dal gran premio cinese, terzo in calendario, si sono ripresi le vecchia qualifiche. Lo hanno proprio voluto. Di imparare ad usare il nuovo formato non c'è stato verso. Impara ad imparare! Impara ad imparare! Io e Felipe Massa siamo i due soggetti più bistrattati del mondo: non ci ascolta più nessuno.
Il fatto è, che una volta cambiato il formato delle qualifiche, il risultato non è cambiato affatto. Le posizioni non sono state affatto invertite, non è servito a niente. Non è che per caso ci siamo trovati una Manor in top ten o una Ferrari esclusa in Q1. Per tutto il resto della stagione le Mercedes sono rimaste in pole position, le McLaren sono rimaste dietro, le Red Bull hanno spesso beffato le Ferrari... Oops! Forse erano meglio le nuove-ormai-vecchie-qualifiche?
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Australia: Alonso, fatto mandare dalla mamma a prendere il latte
Ci sono almeno due cose che ripeto dall'era dei tempi. Certe volte mi rendo conto di essere pure un po' noiosa... ma almeno ho la prova che io, queste cose, le ho sempre dette. 1) Fernando Alonso non è in grado di fare un sorpasso. E qua inserisco a caso un saluto a Petrov, che mi sta leggendo, in italiano. 2) Fernando Alonso ha un culo spaventoso. Intendo fortuna, non lo si legga per nessuna ragione al mondo come un complimento, anche se di scarsa eleganza. Dico proprio che è sempre stato molto molto fortunato. E, tanto per cambiare, domenica scorsa ho avuto la dimostrazione di avere ragione. Perchè, lo devo confessare, poco prima di sedermi sul divano a vedere la gara, per caso, credo con una posata, non credo con un coltello, mi sono fatta un taglietto al dito: ho sanguinato per 15 - 20 minuti buoni. Ho creduto che mi dovessero amputare il dito. Fernando Alonso, ha tentato di fare un sorpasso, non sapendo farne ha fatto un casino e... dopo tutto quello che è successo ne è uscito con le sue gambe. E si è messo in piedi. A camminare. Senza andare a vomitare la bile in un angolo. Senza neanche un graffio in corpo. No, vabbè, parliamone. 
A parte il dettaglio che lo sanno tutti che, dopo un trauma, di qualunque genere e tipo (escluso giusto il mio incidente con la posata che proveniva da destra) bisogna stare seduti, fermi, immobili, mentre lui si è girato mezza pista a piedi... commovente (ovviamente non ci ho creduto neanche per sbaglio) la storiellina raccontata dopo ai microfoni: mamma guardava la TV, volevo farle capire che stavo bene. Ohhh... tenero cucciolo fatato! 
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Abu Dhabi: il selfie perduto.
Nico Rosberg, più webstar che mai, ci ha abituato scattando deliziosi selfies dopo ogni podio insieme ai suoi colleghi intorno a Lui in quell'istante. Soprattutto quando la vittoria della gara è toccata ad Hamilton, il cast è sempre apparso al gran completo, con tutti i partecipanti in scena, anche se un po' di controvoglia, giusto per portare avanti quella pantomima del respect di cui tanto si è discusso negli ultimi anni. Ad Abu Dhabi qualcosa deve chiaramente essere andato storto, nel selfone finale manca Hamilton... e non so, a me questa cosa fa tanto sorridere. Io rido per poco, ma mai per niente.

mercoledì 18 gennaio 2017

Siamo solo noi che non abbiamo vita regolare

Ci sono momenti che sinceramente mi ero ripromessa di tenere lontano da queste pagine, perchè va bene la poracciaggine, ma con stile. Vade retro tutto ciò che istiga al pace palm. Poi però mi è ricapitato di ritornare su certe scene e mi sono resa conto che vanno ben oltre la tristezza alla Barbara D'urso, ed i capodanni di canale 5 registrati a ferragosto, c'è qualcosa di quasi più trash che portano a rivalutare l'intera questione. Un vero brindisi modello canale 5, made in McLaren. Fatto pure con i piloti sbagliati. Dov'è finito Alonso, dove lo hanno nascosto? Per caso si è rifiutato di prendere parte alla pagliacciata o era già partito il trenino anche a casa Briatore? Per un solo istante ho temuto di dover leggere da questa foto molto di più di quanto non ci fosse scritto.

domenica 15 gennaio 2017

Pagellone 2016

- Pilota dell'anno -
Nella mia personale classifica "il pilota dell'anno" non è quello che ha vinto e non è neanche quello che ha perso. E' quello che può essere considerato la rivelazione della stagione, quello che, al di là dei titoli aggiudicati si porta a casa una scatola di stima riversata dei suoi confronti. Un po' come se fosse il premio della critica, dove però la critica sono io.
Pilota dell'anno 2016 - Daniel Ricciardo. 
Perchè quest'anno gli hanno riservato un bello scherzetto per davvero. I patti erano che, una volta archiviata la pratica SebVettel lui sarebbe dovuto diventare la nuova punta di diamante del team, gli hanno affiancato il piccolo Kvyat e tutto pareva organizzato per il suo trionfo. Che poi... un attimo. Nelle prime tre gare della stagione, quantomeno, Kvyat a podio una volta c'è andato: ha pure discusso con Vettel ed è stato tutto molto epico, mentre Ricciardo è rimasto schiacciato tre volte su tre in quarta piazza. Si dica quel che deve essere detto. Poi però il piccolino viene schiacciato via come un moscerino fastidioso ed al suo posto piazzato un enorme cimicione, uno di quelli che fastidiosi lo sono per natura, non si limitano a girarti intorno al naso, fanno rumore, volano bassi, si piazzano dove meno te li aspetti e, se provi a schiacciarlo vieni punito con una puzza di morte che penetra nelle narici per non andarsene mai più. Insomma, benvenuto a casa Max Verstappen. Neanche il tempo di salire in macchina e pronunciare le solite frasi di circostanza del tipo mi prendo un po' di tempo per ambientarmi che, eccotelo lì a vincere un gran premio. Che poi è stato solo culo, ma contro la fortuna del principiante c'è veramente poco da fare. Nella stessa gara, inevitabilmente, Ricciardo quarto, ed è qui che mi rendo conto di aver perso una buona occasione per inventarmi un soprannome anche per lui. Alla fine della stagione, comunque, i numeri stanno allegramente dalla sua parte, sbruffonate del compagno di squadra a parte. Cinquanta punti in più in classifica generale, pari numero di vittorie ma maggiori salite sul podio. Per non parlare del fatto che, in ogni occasione, ci ha messo del suo: ha dato il meglio di sè sui social, periodicamente perculando anche il suo compagno di squadra senza che questo se ne rendesse conto, in pubblico, con i media ... e sul podio, là dove si è inventato ed ha fatto propria l'ormai sdoganata e consolidata prassi del bere champagne dalla scarpa. Che mi ripugna, ma solo perchè sono un tipino sensibile. Insomma, è diventato un personaggio amato da grandi e piccini, mentre su Verstappen ancora si discute parecchio. Emblematico l'epilogo della gara messicana, là dove alla fine ha avuto la meglio il fair play ricciardiano sull'arroganza altrui.
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Poi ci sono tutti gli altri:
Lewis Hamilton - 8 - Non male, ma non abbastanza.
Portata a a casa la stagione perfetta, quest'anno il caro Lewis è parso a tratti un po' annebbiato. Forse ha creduto che potesse essere tutto facile come l'anno scorso. Forse un po' di ansia da prestazione: riconfermarsi per la quarta volta, la terza consecutiva, non dev'essere così facile. Forse ha perso la propria concentrazione dopo i contrattempi iniziali. Forse... ci sono una miriade di variabili che potrebbero essere prese in considerazione in questo momento, ciò che è evidente è che, quella appena portata a termine da Lewis Hamilton non è stata la sua stagione migliore. Probabilmente con qualche problema tecnico in meno le cose sarebbero potute andare diversamente, la ma anche la componente umana ci ha messo del suo, non è stato impeccabile, non è stato perfetto, ha sbagliato e più di una volta. Forse questo non era il suo anno... o forse, semplicemente, le cose è così che dovevano andare. Di certo non è una pesante ammaccatura alla sua corazza da campione, forse un graffietto al quale ha egregiamente rimediato con l'ultima gara del campionato, magistrale. Nel quale l'ho odiato in ogni secondo, in ogni giro, ad ogni curva, ma sono solo opinioni personali: sportivamente parlando resta una gara magistrale. Che poi è una opinione personale anche questa, ma solo perchè chi la pensa diversamente non capisce niente.
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Nico Rosberg - 10 - il suo anno.
Quando NonnoMike andò in pensione e gli comunicarono che a sostituirlo sarebbe stato Lewis Hamilton, probabilmente Nico Rosberg reagì con un ma questo non dovrebbe essere il mio turno? In ogni caso non è che all'epoca ci fosse molto da vincere e non si rivelò immediatamente un problema. Tuttavia, mi permetto di osservare che, nell'intera stagione 2013, Rosberg si portò a casa una vittoria in più rispetto al compagno di squadra, tutto questo in pieno predominio di Vettel e della RedBull. Scoccata la scintilla Mercedes, il primo anno si concluse con un testa a testa serratissimo, sfortunato, commovente. Io ho adorato la stagione 2014... peccato per la 2015, dove Rosberg è parso retrocedere a ruota di scorta del team, relegato a seconda guida come un Barrichello qualsiasi, senza diritto d'appello. Una stagione sottotono durante la quale è parso accodarsi per seguire distrattamente un treno in corsa. Fortunatamente si è ripreso: non sembrava facile e fattibile, in molti prima di lui hanno smentito questa concreta possibilità, vedi Webber, vedi Massa. Barrichello non vedetelo che intanto è inutile. La carica iniziale gli ha fornito sicuramente la giusta motivazione per andare avanti a testa alta, per combattere quando è stato necessario, per lavorare di strategia quando è stato sufficiente. Per non farsi prendere alla sprovvista dai colpi di testa del compagno di squadra e ripagarlo con la sua stessa moneta, per essere certo di dipingere l'opera perfetta. Una stagione, la sua, sicuramente fortunata, ma impeccabile, priva di sbavature che ha portato all'epilogo meritato. 
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Sebastian Vettel - 23 - la nebbia agli irti colli. 
Fernando Alonso tra il serio e il faceto di lui ha detto che è un frustrato. Che cosa diavolo ne stia accadendo di SebVettel nessuno lo sa, però è palese che ci sia qualcosa che non va. Più. Una stagione conclusa in quarta piazza iridata solo grazie ad un paio di colpi di fortuna, quale ad esempio la circostanza che immediatamente dietro di lui, ad una spolverata di punti di distanza ci sia Verstappen che, ricordiamolo, per le prime quattro gare ha tirato avanti con un triciclo a pedali: se tanto tanto avesse iniziato e concluso la stagione in Red Bull pure per quella quarta posizione avrebbe dovuto lottare con le unghie e con i denti. Una stagione conclusa davanti all'evidenza che persino Raikkonen ha dimostrato meglio di lui di essere sul pezzo e di reggere meglio il gioco. Poi è evidente, Raikkonen è stato abbattuto (dal punto di vista numerico) da qualche disastro meccanico in più e da qualche ordine di scuderia, accettato malvolentieri solo per garantire il pane in tavola alla famiglia. Dal canto suo Vettel qualche strafalcione da pivello lo ha pure portato in scena, ma si è spesso accontentato di sentirsi rinfrancare dalle dichiarazioni di stima del team, chiaramente riciclate dai tempi di Alonso. Chiunque ci sia là dentro: esci da questo corpo! Esci da questo corpo!
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Ferrari - 5 - il tosaerba più costoso del mondo
Cinque, come la quinta posizione, nella quale si sentono tanto a loro agio.
La situazione è ormai talmente imbarazzante che ha attirato l'attenzione anche di chi, regolarmente non si occupa di sport. Memorabile un pezzo di "Crozza nel paese delle meraviglie" in cui, imitando Marchionne, vengono lanciate giusto un paio di frecciatine molto molto divertenti. Trastemente vere, ma molto molto divertenti. Per esempio richiamando quella ostentata convinzione che ci sia sempre qualcosa, qualcuno, un essere superiore che rema contro, sempre e solo contro di loro. Tipo i regolamenti, che sembrano essere disegnati per danneggiarli: "questa cosa che per regolamento vince chi arriva primo ci sta penalizzando molto"
Uno dei promi scazzi Alonso \ Ferrari successivi all'abbandono, da parte del pilota, di Maranello ha riguardato il pentimento sulla scelta operata. La Ferrari ha riso moltissimo delle non-prestazioni della McLaren, Alonso ha puntato il dito all'urlo di ride bene chi ride ultimo. All'epoca mi toccò schierarmi dalla sua parte, il messaggio era semplice e chiaro: mi pentirò se ne varrà la pena. Cinque anni in Ferrari, diverse vittorie, due titoli quasi vinti. Che poi è questo il problema, gli brucia per il quasi, è convinto che siano stati successi più suoi che della squadra (ma questa è una questione tra lui e la sua autostima) e si sarebbe pentito solo se avessero dimostrato che la vettura avrebbe garantito di andare un po' più in là del quasi. Scommessa vinta da Alonso che, quantomeno, ha potuto smettere di vestirsi da gabibbo. 
"Formula 1, quella competizione in cui creiamo ingorghi": le prestazioni della vettura stanno probabilmente sotto i minimi storici e, quanto tanto in basso, non è la vettura ad arrivarci ci si mette di mezzo l'inettitudine dell'intero team. Da chi crea le strategie a chi monta sino all'ultimo dei bulloni. "Posso fare una foto alla Ferrari con la certezza che non verrà mossa".